Month: <span>April 2017</span>

Diet Drinks Linked to Increased Stroke and Dementia Risk (in lingua originale)

New question marks over the safety of diet soda have arisen following a study linking intake of artificially sweetened beverages to both stroke and dementia.

The study, published online in Stroke on April 20, showed that consumption of one can of diet soda or more each day was associated with a three times increased risk for stroke and dementia over a 10-year follow-up period compared with individuals who drank no artificially sweetened beverages.
“There are many studies now suggesting detrimental effects of sugary beverages, but I think we also need to consider the possibility that diet drinks may not be healthy alternatives,” lead author, Matthew P. Pase, PhD, Boston University School of Medicine, Massachusetts, told Medscape Medical News.
“We can’t show cause and effect in this study as it is observational in design, but given the popularity of diet drinks we desperately need more research on this question.”
He is not yet recommending against diet beverages based on this study, he added, “but I would urge caution — especially to those individuals who consume multiple diet drinks daily. I believe we need to rethink the place of these drinks.”
It is possible that the observation could be due to reverse causality, he noted. “It is not clear whether the diet sodas are causing stroke and dementia or whether unhealthy people gravitate more towards these drinks than healthier people.
“If you already have cardiovascular risk factors, you are likely to have been advised to lower your sugar intake and so may move away from sugary beverages to diet drinks,” Dr Pase said. “We did find that a higher intake of diet soda was linked to diabetes at baseline, but again we don’t know which came first. Did the diet drinks increase the risk of developing diabetes, or did diabetic patients choose diet drinks as they have to limit their sugar intake?”

The link between diet drinks and dementia became nonsignificant when adjusted for vascular risk factors. Dr Pase suggested this could be because the association may be mediated through vascular risk factors — artificial sweeteners could be increasing vascular risk factors. “Or it could just be that people with vascular risk factors drink more diet sodas, which is perfectly possible as they could have been advised to cut down on sugar.”
The link with ischemic stroke was still there in all models after adjustment for all other risk factors.
Sugar-sweetened beverages were not associated with stroke or dementia risk, but the authors say this should not be taken as evidence that sugary drinks are safe.
“There are many other studies suggesting harmful effects of sugar-sweetened drinks, and we did not have large enough numbers of people consuming sugary drinks in our current study for reliable information on this,” Dr Pase said. “We had much larger numbers of individuals reporting intake of artificially sweetened drinks.”

Another study by the same group, published online in Alzheimer’s and Dementia on March 5, shows a link between consumption of both sugar-sweetened and artificially sweetened beverages and reduction in brain volume in a middle-aged cohort. In the cross-sectional study, the sugary drinks, which included both soda and fruit juice, were also associated with worse episodic memory.
“Greater intake of total sugary beverages, fruit juice, and soft drinks were all associated with characteristics of preclinical Alzheimer’s disease,” the authors concluded. “Additional studies are warranted to confirm our findings and evaluate if sugary beverages are associated longitudinally with worsening of subclinical Alzheimer’s disease and with incident Alzheimer’s disease.”

from: www.medscape.com

Sclerosi multipla, Fda approva ocrelizumab, il primo per la forma primariamente progressiva

Con un ritardo di tre mesi sulla tabella di marcia, L’Fda ha approvato ocrelizumab per la terapia della sclerosi multipla. Sviluppato da Roche sarò messo in commercio con il marchio Ocrevus. L’approvazione Ema arriverà tra qualche mese.

Questo farmaco promette di incidere profondamente nel panorama di cura della sclerosi multipla. Non solo in due studi di Fase III condotti nelle forme recidivanti remittenti ocrelimuzab ha superato l’interferone ma è arrivato dove finora non era arrivato nessun altro farmaco: le forme primariamente progressive, con una riduzione del 47% della progressione di malattia.

I dati relativi ai tre studi principali – OPERA I e OPERA II per la sclerosi multipla recidivante e ORATORIO per la sclerosi multipla primariamente progressiva – sono stati pubblicati sulla versione online della rivista New England Journal of Medicine.

Ocrelizumab è un anticorpo monoclonale umanizzato sperimentale, progettato per colpire in maniera selettiva le cellule B CD20+, un tipo specifico di cellule immunitarie considerate tra le principali responsabili del danno alla mielina (ovvero la guaina protettiva che ricopre le fibre nervose isolandole e fungendo loro da supporto) e all’assone (cellula nervosa), che si osserva nella sclerosi multipla e che determina disabilità. Sulla base di studi preclinici, ocrelizumab si lega alle proteine della superficie cellulare CD20+, espresse su alcune cellule B, ma non sulle cellule staminali o sulle plasmacellule, consentendo così di preservare importanti funzioni del sistema immunitario.

Nel 2022, secondo le stime di Evaluate Pharma, dovrebbe raggiungere un fatturato mondiale di 4,1 miliardi di dollari.

Si stima che la malattia colpisca circa tre milioni di persone al mondo, mezzo milione in Europa e 68.000 in Italia, per un totale di 1800 nuovi casi ogni anno; la regione più colpita è la Sardegna.
E’ una malattia della prima età adulta, che si manifesta perlopiù tra i 29 e i 33 anni, anche se in assoluto può comparire tra i 10 e i 59 anni, ed è diffusa a livello mondiale con frequenze d’incidenza variabili a seconda delle regioni considerate.

Obesità ed emicrania

L’obesità è una condizione ad eziologia multifattoriale, definita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) come una condizione cronica caratterizzata da un eccessivo peso corporeo per accumulo di adipe in seguito ad un’alterazione del bilancio energetico in positivo, in misura tale da influire negativamente sullo stato di salute.
E’ noto che l’obesità costituisce un fattore di rischio per mortalità e morbilità, sia di per sé che per le patologie ad essa frequentemente associate, quali dislipidemia, aterosclerosi, disordini neurodegenerativi, patologie dell’apparato respiratorio ed alcune forme di cancro, diabete di tipo 2 e insulino-resistenza. Numerosi studi hanno anche associato indice di massa corporea (BMI) prossimo o superiore a 30 con la frequenza e la severità di episodi di emicrania, ma non di altri tipi di cefalgie (Biegal et al., 2007; Bond et al., 2014).
In particolare, una ricerca condotta prendendo in considerazione un campione rappresentativo della popolazione americana e basata sulla correlazione del BMI con la frequenza, la severità, il trattamento dell’emicrania, l’insorgenza dell’emicrania probabile (PM) e della cefalea tensiva episodica severa (S-ETTH) ha rivelato che gli attacchi frequenti (10-14 die/mese) erano maggiormente ricorrenti in soggetti con elevato BMI rispetto a quelli normopeso. In particolare, la frequenza dedotta era pari a 7,4% nei pazienti soprappeso (BMI > 25), 8,2% negli obesi (BMI > 30) e 10,4% nei grandi obesi (BMI > 40), rispetto al 6,5% rilevato nei pazienti normopeso. Inoltre, BMI elevato si è dimostrato influenzare negativamente anche il grado di disabilità dei soggetti affetti da emicrania (Biegal et al., 2007).
In conclusione, come dimostrato per altre patologie una riduzione almeno del 10% del peso corporeo iniziale può migliorare le emicranie in termini di frequenza e intensità dell’evento.

Bibliografia
Biegal ME, Tsang A, Loder E, Serrano D, Reed ML, Lipton RB, 2007. Body mass index and episodic headaches: a population-based study. Arch Intern Med. 167(18):1964-1970
Bond DS, Graham T and Wing R 2014. Objectively measured physical activity in obese women with and without migraine Arch Intern Med 167: 1964-1970
Ciarmiello L.F. 2011. Il fenomeno “obesità”: le cause, la cura. Economy way 3:24-25.

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