Month: <span>March 2018</span>

Epilessia pediatrica resistente al trattamento, l’aggiunta di cannabidiolo riduce le crisi di almeno il 50%

Per l’epilessia a insorgenza pediatrica resistente al trattamento, i cannabinoidi sono efficaci come trattamento aggiuntivo per ridurre la frequenza delle crisi di almeno il 50%, secondo una review pubblicata online sul “Journal of Neurology, Neurosurgery and Psychiatry”, rivista del “British Medical Journal”.

Un gruppo di ricercatori guidati da Emily Stockings, del National Drug and Alcohol Research Centre di Sydney (Australia) hanno riesaminato le prove per i cannabinoidi come trattamenti aggiuntivi per l’epilessia resistente al trattamento.

Ricerca sistematica, con identificazione di 36 studi sottoposti ad analisi
Gli autori hanno effettuato una ricerca sistematica su Medline, Embase e PsycINFO nell’ottobre 2017. I dati analizzati sono stati tratti da 36 studi identificati: sei studi randomizzati controllati (RCT) e 30 studi osservazionali. L’età media dei partecipanti era di 16,1 anni (range: 0,5-55 anni).

Gli outcome di interesse erano una riduzione delle crisi pari o superiore al 50%, la completa libertà dagli attacchi e una migliore qualità della vita (QoL). La tollerabilità e la sicurezza sono state valutate mediante prelievi in corso di studio, eventi avversi (AE) e gravi eventi avversi (SAE).

I ricercatori hanno scoperto che, rispetto al placebo, il cannabidiolo (CBD) alla dose di 20 mg/kg/die era più efficace nel ridurre la frequenza delle crisi del 50% o più (rischio relativo, RR: 1,74; IC 95% 1,24-2,43; dati relativi a 2 RCT per 291 pazienti con basso rating GRADE (Grades of Recommendation, Assessment, Development and Evaluation).

Il numero necessario di pazienti da trattare con CBD per sperimentare una riduzione pari o superiore delle crisi comiziali si è attestata a 8 (IC 95% 6-17).

Totale libertà dalle crisi e qualità della vita, migliori risultati rispetto al placebo
Il CBD è risultato anche più efficace del placebo nel raggiungere la completa libertà dalle crisi (RR 6,17, IC 95% da 1,50 a 25,32, in 3 RCT per 306 pazienti, basso punteggio GRADE) e nel miglioramento della QoL (RR 1,73, IC 95% 1,33-2,26); peraltro ha aumentato il rischio di AE (RR 1,24, IC 95% 1,13-1,36) e SAE (RR 2,55, IC 95% 1,48-4,38).

Raggruppati in 17 studi osservazionali, il 48,5% (95% IC 39,0% – 58,1%) dei pazienti ha riportato una riduzione del 50% o più delle convulsioni; in 14 studi osservazionali l’8,5% (IC 95% da 3,8% a 14,5%) erano liberi da crisi. Dodici studi osservazionali hanno riportato un miglioramento della QoL (55,8%, IC 95% da 40,5 a 70,6); 50,6% (IC 95% da 31,7 a 69,4) AE e 2,2% (95% CI da 0 a 7,9) SAE.

Due messaggi-chiave
«Il CBD di grado farmaceutico come trattamento adiuvante nell’epilessia a insorgenza pediatrica resistente ai farmaci può ridurre la frequenza delle crisi» scrivono gli autori.

«I trial RCT esistenti sono per lo più eseguiti in campioni pediatrici con sindromi epilettiche rare e gravi» osservano infine gli autori. Pertanto «sono necessari studi RCT che esaminino altre sindromi e cannabinoidi».

Riferimento bibliografico:
Stockings E, Zagic D, Campbell G, et al. Evidence for cannabis and cannabinoids for epilepsy: a systematic review of controlled and observational evidence. J Neurol Neurosurg Psychiatry, 2018 Mar 6. pii: jnnp-2017-317168. doi: 10.1136/jnnp-2017-317168. [Epub ahead of print]

fonte: https://www.pharmastar.it/news/neuro/epilessia-pediatrica-resistente-al-trattamento-laggiunta-di-cannabidiolo-riduce-le-crisi-di-almeno-il-50-26299

Parkinson, terapia genica promettente in studio preliminare

L’azienda biotech Voyager Therapeutics, ha annunciato risultati positivi nello studio clinico in corso di Fase Ib con terapia genica in pazienti con malattia di Parkinson in fase avanzata. I dati hanno evidenziato miglioramenti duraturi, dose-dipendenti e tempo-dipendenti attraverso molteplici misure della funzione motoria dei pazienti, dopo una singola somministrazione della terapia. Queste misure comprendono diari-paziente, scale di valutazione della malattia di Parkinson e attività della vita quotidiana.

Caratterizzata da bassi livelli di dopamina nel cervello, la malattia progredisce nel tempo, con una perdita debilitante di funzioni motorie e non motorie, con sintomi come tremori, rallentamenti dei movimenti e compromissione dell’equilibrio. Man mano questi sintomi diventano più gravi, con conseguenti periodi di diminuzione della funzione nel paziente, detta anche tempo OFF, e la somministrazione di dosi eccessive di levodopa per ridurlo provoca movimenti involontari o discinesia in alcuni soggetti. Il periodo in cui il paziente è in grado di muoversi, con o senza discinesia, è definito tempo ON.

La terapia genica sperimentale di Voyager
La terapia sperimentale VY-AADC comprende il virus-2 capside adeno-associato e un promotore del citomegalovirus per guidare l’espressione del transgene AADC.

Il farmaco è progettato per fornire il gene AADC direttamente nei neuroni del putamen. In questa area cerebrale, in cui si trovano i recettori della dopamina, l’inserimento del gene AADC consente l’espressione del relativo enzima AADC (decarbossilasi degli aminoacidi aromatici), deputato alla conversione della levodopa in dopamina.

L’approccio con VY-AADC, quindi, ha il potenziale per migliorare in modo durevole la conversione della levodopa in dopamina e fornire miglioramenti clinicamente significativi, ripristinando la funzione motoria nei pazienti, e migliorando i sintomi dopo una singola somministrazione.

Uno studio di identificazione della dose
Il candidato farmaco, chiamato VY-AADC, è attualmente in uno studio di Fase Ib che include solo 15 pazienti, 5 in ciascuna delle tre coorti. Nella coorte migliore, nei pazienti con Parkinson il farmaco ha mostrato un aumento medio di cinque ore al giorno del tempo ON senza provocare discinesia.

I dati aggiornati indicano che la terapia continua a mostrare miglioramenti duraturi, dose-dipendenti e tempo-dipendenti nella funzione motoria dei pazienti dopo un singolo trattamento. Le misure utilizzate per monitorare la funzione motoria dei pazienti includono diari riferiti dal paziente, scale di valutazione della malattia di Parkinson, qualità della vita e valutazione del tempo ON senza discinesia fastidiosa a 12 mesi. A questo si aggiunge anche un miglioramento duraturo di 2,1 ore nel diario riferito dal paziente nel tempo ON senza discinesia fastidiosa dal basale a tre anni, nonché un miglioramento di 3,5 ore dal basale a 18 mesi, e di 1,5 ore dal basale a sei mesi, che si è stabilizzato da sei a 12 mesi.

L’azienda è ottimista sul proseguo della sperimentazione: questi dati preliminari hanno aiutato restringere il range di dosi in vista dei programmi di Fase II e III.

«Continuiamo a essere soddisfatti della durata e dell’ampiezza dell’effetto di VY-AADC su molteplici misure della funzione motoria dei pazienti e della qualità della vita, che è coerente con il meccanismo d’azione del farmaco, che suggerisce una maggiore capacità per i pazienti di produrre più dopamina, e migliorare la loro funzione motoria con un ridotto bisogno di levodopa orale», ha detto Bernard Ravina, responsabile medico capo della Voyager, in una dichiarazione.

«Nel nostro studio clinico di Fase Ib a dose variabile, aumentiamo sistematicamente la dose di VY-AADC per selezionare quella ottimale, prima di iniziare il nostro programma clinico cardine. Riteniamo di aver raggiunto questo obiettivo con la dose nella coorte 2, in cui i pazienti hanno sperimentato un aumento del tempo ON senza discinesia di cinque ore a 19 mesi e hanno una riduzione del tempo OFF di oltre il 60 per cento».

Ravina ha proseguito affermando: «Considerati i miglioramenti nella funzione motoria e lo spettro più ampio di titolazione della levodopa orale con la dose usata nella coorte 2, siamo entusiasti di considerare questa come la nostra probabile dose per il futuro programma clinico, mentre stiamo ancora pianificando di rivedere i risultati semestrali della traiettoria posteriore (metodo di inoculazione intracranica del farmaco, ndr) dello studio di Fase I nel prossimo trimestre».

Voyager Therapeutics
E’ un’azienda di terapia genica focalizzata sullo sviluppo di terapie con virus adeno-associato (AAV) per gravi malattie neurologiche. La pipeline si concentra su patologie come il morbo di Parkinson avanzato, una forma monogenica di SLA, malattia di Huntington, atassia di Friedreich, demenza frontotemporale, morbo di Alzheimer e dolore cronico grave. Voyager ha collaborazioni strategiche con Sanofi Genzyme, l’unità di business globale specializzata di Sanofi e la University of Massachusetts Medical School. Ha sede a Cambridge, Massachusetts

fonte: https://www.pharmastar.it/news/neuro/parkinson-terapia-genica-promettente-in-studio-preliminare–26272

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