Month: <span>April 2018</span>

Ictus ischemico, antagonista dell’Interleuchina-1 riduce l’infiammazione predittiva di esiti peggiori

Un farmaco antinfiammatorio somministrato a pazienti nelle prime fasi di un ictus è in grado di ridurre il dannoso stato infiammatorio contestuale al processo ischemico. Lo hanno dimostrato ricercatori dell’Università di Manchester e del Salford Royal NHS Foundation Trust in uno studio di fase 2 denominato SCIL-STROKE (Subcutaneous Interleukin-1 Receptor Antagonist in Ischemic Stroke) pubblicato online su “Stroke”.

Il farmaco, antagonista del recettore dell’Interleuchina-1 (IL-1Ra) e già autorizzato (con il nome di Kineret) per il trattamento dell’artrite reumatoide, è stato somministrato con una piccola iniezione per via sottocutanea senza causare ai pazienti alcuna reazione avversa identificabile.

«La proteina Interleuchina-1 (IL-1) fa parte delle difese del corpo ed è naturalmente prodotta per combattere una serie di malattie» ricordano gli autori, guidati da Craig J. Smith, del Greater Manchester Comprehensive Stroke Centre, presso il Manchester Academic Health Science Centre del Salford Royal NHS Foundation Trust (UK).

Tuttavia, gli scienziati dell’Università di Manchester avevano precedentemente dimostrato che la stessa IL-1 aumenta l’infiammazione e le lesioni cerebrali dopo un ictus. L’IL-1Ra agisce appunto bloccando l’azione di IL-1, che viene rilasciato nel corpo a seguito di un danno causato da un ictus.

Craig e colleghi, al momento, non sono in grado di dire con sicurezza in questa fase quanto la riduzione dell’infiammazione possa avere un impatto sugli esiti clinici.

Lo studio, finanziato dalla Stroke Association, fa seguito a ricerche precedenti che hanno dimostrato come questo farmaco somministrato per terapia endovenosa abbia ridotto l’infiammazione in pazienti con ictus o emorragia subaracnoidea.

Inizio del trattamento entro sei ore dall’insorgenza dei sintomi
Lo studio SCIL-STROKE – un trial in doppio cieco in cui l’IL-1Ra era testato contro placebo – ha valutato solo pazienti colpiti da ictus ischemico.

Gli 80 partecipanti allo studio – condotto presso il Greater Manchester Stroke Centre at Salford Royal – hanno ricevuto 6 dosi di farmaco o placebo per tre giorni. La prima dose è stata somministrata entro 6 ore dall’insorgenza dei sintomi dell’ictus.

I marker infiammatori sono stati misurati nel plasma prima dell’inizio del trattamento e durante il trattamento in corso di studio.

«Nonostante gli ictus interessino persone diverse in modi differenti, per molte persone hanno un effetto devastante sulla loro salute e sul loro benessere a lungo termine» hanno sottolineato gli autori «ed è noto che un’infiammazione eccessiva dopo un ictus è dannosa e predittiva di un esito peggiore nei pazienti».

Grazie a questo studio, affermano Smith e colleghi, «abbiamo dimostrato che le iniezioni di IL-1Ra, iniziate entro sei ore di esordio dell’ictus, riducono significativamente i marker infiammatori nel plasma dei pazienti».

Speranze affidate a trial confermativi già in fase di avvio
«Questo studio si basa su prove che IL-1Ra aiuta a ridurre l’infiammazione e il danno cerebrale in un’ampia gamma di pazienti colpiti da ictus subito dopo un’evento acuto» ha dichiarato Hilary Reynolds, direttore esecutivo di Strategia e Ricerca presso la Stroke Association. «Il farmaco deve essere somministrato rapidamente, tramite iniezione o una flebo».

«Ciò significa che può essere utilizzato in diverse situazioni» ha proseguito. «Per esempio potrebbe essere dato in ambulanza sulla via per l’ospedale. Il cervello perde circa 2 milioni di cellule cerebrali al minuto durante un ictus, quindi questo potrebbe costituire un importante passo in avanti nel trattamento rapido ed efficace dell’ictus».

«Questa ricerca» ha peraltro ammesso «non ha ancora provato che questo farmaco possa ridurre l’invalidità del paziente in fase post-ictale. Tuttavia, se ulteriori trial avranno successo, è auspicabile che si possano migliorare notevolmente gli esiti e la qualità della vita per le persone che hanno subito un ictus».

Ulteriori ricerche sono necessarie per verificare se l’IL-1Ra è un trattamento efficace per ictus ischemico e se può essere somministrato insieme attuali trattamenti come farmaci trombolitici.

Lo stesso gruppo di ricerca ha dimostrato che il farmaco riduce l’infiammazione ed è sicuro anche nei pazienti con emorragia subaracnoidea.

Per verificare definitivamente se l’IL-1Ra migliora gli esiti dei pazienti con emorragia subaracnoidea, prenderà il via quest’anno uno studio nazionale con questo farmaco su 1.000 pazienti finanziato dal Medical Research Council e dal National Institute for Health Research.

Contestualmente partirà un altro studio su 80 pazienti con emorragia intracerebrale finanziato dal National Institute for Health Research. Questo trial verificherà la riduzione dei marker infiammatori e testerà la sicurezza di IL-1Ra nell’emorragia intracerebrale. 

Riferimento bibliografico:
Smith CJ, Hulme S, Vail A, et al. SCIL-STROKE (Subcutaneous Interleukin-1 Receptor Antagonist in Ischemic Stroke): A Randomized Controlled Phase 2 Trial. Stroke, 2018 Mar 22. doi: 10.1161/STROKEAHA.118.020750. [Epub ahead of print]

 

fonte: https://www.pharmastar.it/news/neuro/ictus-ischemico-antagonista-dellinterleuchina-1-riduce-linfiammazione-predittiva-di-esiti-peggiori-26440

Ictus: in Italia 120mila nuovi casi ogni anno, uno su 3 avrà gravi disabilità

Secondo una recente indagine l’incidenza dell’ictus passa dallo 0,2% nella fascia 55-64 anni allo 0,8% nella fascia 65-74. Si sale al 2,2% nella fascia 75-84 sino al 3,2% degli over 84. L’incidenza tra sessi è similare oltre i 75 anni, mentre sotto questa soglia di età le donne sono colpite meno.

In Italia, l’ictus colpisce circa 120mila persone ogni anno. È il più grande produttore di disabilità grave in tutti i paesi sviluppati, incluso il nostro, nonché la seconda causa di morte, con l’11,1% di decessi.

Il 30% di questi 120mila hanno come conseguenza dei deficit motori, cognitivi o di linguaggio, e necessitano di trattamento riabilitativo. Circa il 50% dei pazienti che afferiscono alla riabilitazione neurologica sono infatti pazienti con effetti di ictus.

Undici persone su 100 muoiono, in seguito a un ictus, nell’arco di trenta giorni, mentre salgono a 16 quelli che non ce la fanno nell’arco di un anno. Un problema che non solo potrebbe essere fatale, ma che comporta spesso anche gravi conseguenze a lungo termine.

Nel 35% dei pazienti colpiti, infatti, residua una disabilità grave. Nell’80% dei casi italiani si tratta, per l’esattezza, di ictus di tipi ischemico, mentre nel restante 20% è di natura emorragica. Secondo una recente indagine l’incidenza dell’ictus passa dallo 0,2% nella fascia 55-64 anni allo 0,8% nella fascia 65-74. Si sale al 2,2% nella fascia 75-84 sino al 3,2% degli over 84.

IL CONGRESSO SIRN 2018 – Se ne parla a Trieste, presso il Palazzo dei Congressi della Stazione Marittima, durante il 18° Congresso Nazionale della Società Italiana di Riabilitazione Neurologica – SIRN, presieduto dal Prof. Carlo Cisari, Presidente SIRN , sino a domani 7 aprile. Al centro dell’attenzione, ictus, robotica, disabilità: questi i principali filoni che verranno seguiti. Ma i temi relativi alla neuroriabilitazione che verranno trattati saranno numerosi. Cinquecento gli specialisti presenti.

IL RUOLO DELLA NEURORIABILITAZIONE – La riabilitazione è un lavoro di gruppo che riguarda più professionalità: il medico, il fisioterapista, il terapista occupazionale, lo psicologo, l’infermiere, il bioingegnere. Nella SIRN, infatti, non sono iscritti solo medici, ma tutti gli operatori del team riabilitativo.

“La neuroriabilitazione – spiega Cisari- è la riabilitazione della disabilità di origine neurologica; le tematiche che tocca vanno dall’ictus ai traumi cranici e a tutti i traumi della strada, le sclerosi multiple, le polineuropatie, il morbo di Parkinson. Sono tutte patologie neurologiche che danno luogo a disabilità. La riabilitazione ha lo scopo poi di trattare queste disabilità e di favorire l’inserimento sociale e lavorativo delle persone colpite. La disabilità può presentarsi in tutte le età, includendo giovani e meno giovani”.

NUMERI IN CALO – Dal 1990 al 2013 l’incidenza dell’ictus ischemico si è ridotta, passando da 128 a 114/100.000/anno. Nel dettaglio, si è ridotta significativamente nei soggetti di età maggiore di 60 anni, soprattutto grazie al controllo dei fattori di rischio, ed è rimasta sostanzialmente immodificata in quelli di età compresa tra i 45 ed i 59 anni. Per quanto riguarda l’ictus emorragico, nello stesso arco temporale, la sua incidenza è risultata stabile, con 53 casi per 100.000 all’anno.

“Il recente rapporto SAFE (Stroke Alliance for Europe” “L’impatto dell’ictus in Europa”), pubblicato nel 2017, ha segnalato che in Italia negli ultimi vent’anni l’incidenza di primi episodi cerebrovascolari è diminuita del 29% – spiega Stefano Paolucci, Direttore U.O. complessa Riabilitazione Solventi Fondazione S. Lucia – IRCCS di Roma – con 120.000 i nuovi casi ogni anno e con circa 930.000 casi di sopravvissuti, con postumi più o meno invalidanti. L’incidenza tra sessi è similare oltre i 75 anni, mentre sotto questa soglia di età le donne sono colpite meno”.

COME COMPORTARSI – I recenti dati sottolineano un lieve miglioramento, ma ciò nonostante non occorre mai abbassare la guardia, perché un fenomeno del genere potrebbe essere fatale anche senza preavvisi e senza piccoli episodi che lo precedono. Massima attenzione, quindi, nel riconoscere i sintomi principali: improvvisa diminuzione della forza, difficoltà nel parlare e bocca asimmetrica.

“Se sospettate che il malore vostro o di un familiare sia ictus, provate l’approccio “Rapido” – dichiara il Dott. Mauro Zampolini, Specialista in Neurologia e Medicina Fisica e Riabilitazione e Direttore del Dipartimento di Riabilitazione della ASL3 – Regione dell’Umbria – Questo è l’acronimo delle seguenti parole: Ridi, chiedete alla persona di sorridere e osservate se la bocca è asimmetrica; Alza le braccia, verificate se riesce a sollevarne una sola; Parla, verificate se riesce ad esprimersi in maniera comprensibile o confusa; IctusDomanda aiuto, chiamate immediatamente il 118 e descrivete correttamente i sintomi in modo che gli operatori possano comportarsi in maniera adeguata; Orario, prendete nota dell’ora esatta in cui sono iniziati i sintomi, un’informazione importante per operare entro le 3 – 4,5 ‘golden hour’”.

Importante è intervenire prima possibile, ma altrettanto importante è la riabilitazione che deve limitare le conseguenze disabilitanti dell’ictus. Anche la riabilitazione deve essere iniziata fin dai primi giorni dopo l’esordio dell’ictus, deve essere effettuata con una sufficiente intensività e deve essere il risultato di diversi professionisti che curano i vari aspetti della riabilitazione motoria, cognitiva, del linguaggio e deve accompagnare il recupero fino al miglior reinserimento possibile nelle attività quotidiane.

 

fonte: https://www.pharmastar.it/news/primo-piano/ictus-in-italia-120mila-nuovi-casi-ogni-anno-uno-su-3-avr-gravi-disabilit-26431

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