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Epilessia di nuova diagnosi, eslicarbazepina QD utile opzione per monoterapia di prima linea negli adulti

Secondo uno studio pubblicato online su “Epilepsy”, eslicarbazepina acetato, con la sua formulazione unum/die (QD), offre un’utile opzione per la monoterapia di prima linea in pazienti adulti con epilessia di nuova diagnosi e crisi a esordio focale.

I criteri per la scelta del farmaco appropriato
«Uno dei principali obiettivi della gestione medica per gli oltre 50 milioni di adulti e bambini in tutto il mondo con epilessia sta nel raggiungere la libertà da crisi comiziali con effetti collaterali minimi o nulli» ricordano gli autori, guidati da Eugen Trinka, del Dipartimento di Neurologia dell’Università Medica Paracelso e del Centro per le Neuroscienze cognitive di Salisburgo (Austria).

«Per i pazienti di nuova diagnosi» spiegano «è preferito un approccio monoterapico a causa di un minor rischio di effetti collaterali, una migliore compliance e l’evitamento di interazioni farmacocinetiche e farmacodinamiche tra farmaci».

Poiché nessun singolo farmaco antiepilettico ha ancora dimostrato di essere chiaramente superiore in termini di efficacia o tollerabilità – proseguono Trinka e colleghi – i medici devono adattare la scelta del farmaco a ciascun paziente, tenendo conto di diversi fattori del paziente come età, comorbilità e, nelle donne, potenziali gravidanze nonché caratteristiche del farmaco come tollerabilità e potenziali interazioni farmacologiche.

Studio di fase 3 di non inferiorità rispetto a carbamazepina a rilascio controllato
Eslicarbazepina QD è un bloccante dei canali del sodio voltaggio dipendenti approvato attualmente dall’Agenzia Europea dei Medicinali (EMA), dalla FDA (Food and Drug Administration) e da Health Canada come terapia aggiuntiva negli adulti per il trattamento di convulsioni a insorgenza focale ed è stata inoltre concessa dalla FDA, nell’agosto 2015, l’approvazione per la monoterapia nel trattamento delle crisi a esordio focale con o senza generalizzazione secondaria negli adulti.

«Tuttavia» rammentano gli autori «l’EMA richiede studi in monoterapia randomizzati, in doppio cieco, mirati a dimostrare almeno un rapporto rischio/beneficio simile del prodotto in esame rispetto a un prodotto standard riconosciuto alla dose ottimale».

L’obiettivo di questo studio di fase III è stato quindi quello di dimostrare che la monoterapia con eslicarbazepina acetato (800-1.600 mg) non era inferiore alla monoterapia con carbamazepina a rilascio controllato due volte al giorno (carbamazepina-CR BID, 200-600 mg) negli adulti con crisi a insorgenza focale di nuova diagnosi.

«Carbamazepina-CR è spesso usato come monoterapia di prima linea per l’epilessia di nuova diagnosi e la sua efficacia e sicurezza come monoterapia per le crisi a esordio focale è stata definita da diversi studi di classe I» precisano gli autori.

Prevista una titolazione con tre livelli di dose
Lo studio, randomizzato, in doppio cieco e di non inferiorità, ha utilizzato un disegno graduale con 3 livelli di dose. I pazienti – reclutati da 170 Centri clinici di 31 Paesi – rimasti liberi da crisi durante il periodo di valutazione di 26 settimane (livello A: eslicarbazepina acetato 800 mg/carbamazepina-CR 200 mg BID) sono quindi entrati in un periodo di mantenimento di 6 mesi.

Se durante il periodo di valutazione si fosse verificato un attacco, i pazienti venivano titolati al livello target successivo (livello B: eslicarbazepina acetato 1.200 mg/carbamazepina-CR 400 mg BID; livello C: eslicarbazepina acetato 1600 mg/carbamazepina-CR 600 mg BID) e il periodo di valutazione veniva iniziato di nuovo.

L’endpoint primario era costituito dalla quota di pazienti senza crisi per 6 mesi dopo la stabilizzazione nel set ‘per protocol’. I criteri predefiniti di non inferiorità erano -12% di differenza assoluta e -20% di differenza relativa tra i gruppi di trattamento.

Endpoint primario raggiunto, numero simile di pazienti liberi da crisi dopo 6 mesi di terapia
Gli 815 pazienti inclusi nello studio sono stati randomizzati nel seguente modo: 785 per protocol (388 nel gruppo trattato con eslicarbazepina acetato e 397 nel gruppo carbamazepina-CR) e 813 nel set completo per l’analisi primaria (401 nel gruppo trattato con eslicarbazepina acetato e 412 nel gruppo carbamazepina-CR).

Complessivamente il 71,1% dei pazienti trattati con eslicarbazepina acetato e il 75,6% di quelli trattati con carbamazepina-CR sono risultati liberi da crisi per un periodo pari o superiore a 6 mesi all’ultimo dosaggio valutato (differenza di rischio media = -4,28%, intervallo di confidenza al 95% [CI] = da -10,30 a 1,74; differenza di rischio relativa = -5,87%, 95% CI = da -13,50 a 2,44) nel set per protocol.

I tassi di eventi avversi emergenti dal trattamento erano simili tra i gruppi per i pazienti nel set di sicurezza. La non inferiorità è stata anche dimostrata nel set completo di analisi, dato che il 70,8% dei pazienti trattati con eslicarbazepina acetato e il 74,0% di quelli trattati con carbamazepina-CR erano liberi da crisi all’ultima dose valutata (differenza di rischio media = -3,07, 95% CI = da -9,04 a 2,89).

Trial condotto secondo i requisiti richiesti dall’EMA
«Questo studio di fase III ha dimostrato l’evidenza di classe I della non inferiorità di eslicarbazepina acetato QD a carbamazepina-CR BID per i tassi di libertà dalle crisi» sottolineano Trinka e colleghi. «Gli effetti sono stati mantenuti per un anno di trattamento e la coerenza delle altre misure di efficacia secondaria e le analisi di sensibilità supportano la robustezza dei nostri riscontri».

«Secondo le linee guida dell’EMA» specificano «lo studio ha utilizzato un comparatore consolidato, un outcome primario clinicamente significativo, ha avuto una durata totale minima di 1 anno e ha utilizzato un dosaggio flessibile per simulare il più possibile la pratica della vita reale».

«I pazienti hanno iniziato il trattamento con una dose bassa, che è stata lentamente titolata nel tempo, consentendo ai pazienti di rimanere alla dose efficace più bassa» precisano. La maggior parte dei pazienti (eslicarbazepina acetato: 67,6%, carbamazepina-CR: 76,9%) è rimasta in trattamento a livello di dose A (eslicarbazepina acetato 800 mg QD o carbamazepina-CR 200 mg BID) e solo una piccola percentuale di pazienti ha richiesto una titolazione a dosi più elevate.

«In virtù del suo basso potenziale di interazioni farmacologiche, eslicarbazepina acetato è stata raccomandata come terapia aggiuntiva per i pazienti trattati con politerapia farmacologica» aggiungono. «Questo studio è stato condotto in assenza di influenze farmacodinamiche e farmacocinetiche di farmaci antiepilettici concomitanti (rispecchiando quindi un profilo di eventi avversi “più pulito” del farmaco) e si è rilevato un profilo simile di sicurezza e tollerabilità».

I punti-chiave dello studio

  • Questo è stato il primo studio pivotale in monoterapia di fase III condotto con eslicarbazepina acetato QD nell’epilessia di nuova diagnosi
  • Il farmaco non è risultato inferiore a carbamazepina CR BID in termini di tassi di libertà dalle crisi
  • È risultato generalmente sicuro e ben tollerato
  • Eslicarbazepina acetato QD fornirà una maggiore flessibilità per adattare il trattamento alle esigenze individuali dei pazienti con crisi epilettiche focali
  • La monoterapia QD aumenta potenzialmente l’aderenza dei pazienti con crisi epilettiche focal

Riferimento bibliografico:
Trinka E, Ben-Menachem E, Kowacs PA, et al. Efficacy and safety of eslicarbazepine acetate versus controlled-release carbamazepine monotherapy in newly diagnosed epilepsy: A phase III double-blind, randomized, parallel-group, multicenter study. Epilepsia, 2018 Jan 25. doi: 10.1111/epi.13993. [Epub ahead of print]

Fonte: https://www.pharmastar.it/news/neuro/epilessia-di-nuova-diagnosi-eslicarbazepina-qd-utile-opzione-per-monoterapia-di-prima-linea-negli-adulti-25914

Epilessia tumorale si combatte con i farmaci di nuova generazione in centri multidisciplinari

Il 35-70% delle persone con neoplasia cerebrale soffre anche di epilessia tumorale e necessita di un approccio multidisciplinare per una cura ottimale sia dell’epilessia che del tumore. E’ quindi importante che i pazienti siano presi in carico da centri di riferimento regionali dove è disponibile un team multidisciplinare. E’ importante, altresì, che tutti i centri specialistici “facciano rete” e che i piccoli centri siano in stretto contatto con quelli nazionali.

Il trattamento d’elezione per l’epilessia secondaria a tumori cerebrali è rappresentato dagli antiepilettici di nuova generazione, tuttavia particolare attenzione dovrebbe essere rivolta alle donne per la particolare suscettibilità agli effetti collaterali degli antiepilettici.

Questi i risultati di un recente studio di coorte retrospettico multicentrico nazionale, pubblicato su Plos One, condotto dal gruppo di studio Epilessia e Tumori Cerebrali della Lega Italiana Contro l’Epilessia-LICE, coordinato dal Centro per la cura dell’ Epilessia tumorale dell’Istituto Regina Elena di cui è responsabile Marta Maschio in collaborazione con il Centro Epilessia dell’Ospedale S.S. Giovanni e Paolo di Venezia, diretto da Francesco Paladin.

In Italia esistono numerosi centri dedicati alla cura dell’ epilessia. 35 sono quelli aderenti al gruppo di studio sull’Epilessia secondaria a tumori cerebrali. L’obiettivo dell’ultimo lavoro scientifico del gruppo, è stato quello di sistematizzare e organizzare le informazioni sul numero dei pazienti con epilessia da tumore cerebrale afferenti ai vari centri in Italia e sul tipo di cura che ricevono.
Sono stati coinvolti oltre 800 pazienti tutti in trattamento con antiepilettici e seguiti per almeno un mese, provenienti da 26 centri su tutto il territorio nazionale.

“I risultati dello studio – spiega Marta Maschio – hanno evidenziato che il tumore più frequente era il glioblastoma. Quasi il 50% dei pazienti al termine del follow-up era ancora in terapia con il primo antiepilettico ricevuto e il 75% era libero da crisi. Il fattore prognostico più favorevole è stato l’utilizzo di antiepilettici di ultima generazione, non induttori enzimatici. E’ emerso inoltre che le donne, rispetto agli uomini, tendono a interrompere più frequentemente il primo farmaco a causa proprio degli effetti collaterali.”

Levetiracetam è risultato il farmaco più utilizzato, seguito da oxcarbazepine, fenobarbitale e carbamazepina.

“I pazienti con epilessia da tumore cerebrale – conclude Gennaro Ciliberto, direttore scientifico dell’Istituto Regina Elena – sono spesso costretti a prendere molte terapie, che possono essere gravate da possibili effetti collaterali che influenzano negativamente la percezione della qualità della vita. E’ quindi importante che lo studio abbia valutato anche gli effetti collaterali nella scelta di un antiepilettico, non considerando solo l’efficacia come fondamentale criterio di scelta.”

I risultati dello studio hanno diverse implicazioni per la pratica clinica: a) i pazienti con epilessia conseguente a tumori cerebrali dovrebbero essere inviati a centri di riferimento regionali dove è disponibile un team medico e infermieristico multidisciplinare; b) i piccoli centri dovrebbero rimanere in stretto contatto con i principali centri attraverso una rete nazionale; c) dovrebbe essere preferito l’uso di levetiracetam o di altri antiepilettici non induttori enzimatici; d) Particolare attenzione dovrebbe essere prestata alle donne per un’aumentata possibilità di reazioni avverse ai farmaci.

Maschio M, Beghi E, Casazza MML, Colicchio G, Costa C, Banfi P, et al. (2017) Patterns of care of brain tumor-related epilepsy. A cohort study done in Italian Epilepsy Center. PLoS ONE 12(7): e0180470. https://doi.org/10.1371/journal.pone.0180470

fonte: https://www.pharmastar.it/news/neuro/epilessia-tumorale-si-combatte-con-i-farmaci-di-nuova-generazione-in-centri-multidisciplinari-24633

Epilessia in gravidanza. I rischi derivano dalla malattia, non dagli antiepilettici

L’epilessia materna è associata ad aumentati rischi di esiti avversi in gravidanza e perinatali, anche se l’uso di farmaci antiepilettici (AED) durante la gestazione non sembra aumentare tali rischi. Lo suggerisce un recente studio pubblicato online su “JAMA Neurology”.

«In generale i nostri risultati forniscono rassicurazione alle donne con epilessia sul fatto che l’uso di AED durante la gravidanza non è generalmente associato a esiti avveri materni e feto/neonatali, anche se è importante essere consapevoli che gli AED differiscono nel loro potenziale teratogeno» specificano gli autori dello studio, guidati da Neda Razaz, dell’Unità di Epidemiologia Clinica dell’Istituto Karolinska di Stoccolma (Svezia).

Tuttavia, precisano, una diagnosi di epilessia continua a «comportare un moderato aumento del rischio di outcomes avversi di gravidanza, nel parto e perinatali».

Nonostante gli studi sulle donne in gravidanza con epilessia si siano concentrati principalmente sulle associazioni tra uso materno di AED e malformazioni congenite e sviluppo cognitivo della prole, «la complicanze in gravidanza e perinatali tra le donne con epilessia possono estendersi oltre l’effetto del trattamento con AED» spiegano Razaz e colleghi. «La mortalità materna è risultata essere 10 volte superiore nelle donne con epilessia rispetto a quelle senza il disturbo».

Studio retrospettivo di coorte su un totale di quasi un milione e mezzo di gestazioni
Allo scopo di indagare la problematica, i ricercatori hanno condotto uno studio retrospettivo di coorte a livello nazionale su tutte le nascite singole (a 22 o più settimane di gestazione completa) in Svezia dal 1997 al 2011 (1). Il campione finale comprendeva oltre 1,4 milioni di gravidanze di quasi 870.000 madri senza epilessia e 5.373 gravidanze di 3.586 madri con epilessia.

«Dopo aggiustamento per fattori quali l’età materna, l’indice di massa corporea in gravidanza iniziale, il fumo e alcune condizioni pregestazionali (diabete, ipertensione e disturbi psichiatrici), le gravidanze delle donne con epilessia sono risultate associate ad aumentati rischi di esiti avversi di gravidanza e perinatali rispetto alle gravidanze delle donne senza epilessia» riportano gli autori.

L’aumento dei rischi nelle donne con epilessia ha incluso preeclampsia (rapporto di rischio aggiustato [aRR] 1,24), infezione materna (aRR 1,85), rottura placentare (aRR 1,68), induzione di travaglio (aRR 1,31) e parto cesareo di emergenza (aRR 1,09).

I rischi nella prole delle donne con epilessia hanno incluso la maggiore probabilità di nati morti (aRR 1,55), nascita pretermine spontanea o su indicazione medica (aRR rispettivamente 1,24 e 1,34), piccola dimensione per l’età gestazionale alla nascita (aRR 1,25), infezioni neonatali ARR (1,42), malformazioni congenite maggiori o di qualsiasi tipo (rispettivamente aRR 1,61 e 1,48), complicazioni con asfissia (aRR 1,75), indice di Apgar di 4-6 o 0-3 a cinque minuti (aRR 1,34 e 2,42, rispettivamente), ipoglicemia neonatale (aRR 1,53) e sindrome da distress respiratorio (aRR 1,48).

Le informazioni sull’esposizione a AED sono state disponibili per i figli nati dal luglio 2005 al 2011, per un totale di 3.231 bambini di madri con epilessia, di cui circa il 42% sono stati esposti ai farmaci un mese prima o durante la gravidanza.

Risultati in controtendenza con gli studi precedenti
In contrasto con i risultati di studi precedenti, l’uso di AED durante la gestazione non ha aumentato significativamente i rischi di gravidanza e complicazioni perinatali, a eccezione di un tasso più elevato di induzione di travaglio (aRR 1,30).

«I nostri risultati rivelano che l’aumentato rischio di complicanze durante la gravidanza, il travaglio e il periodo neonatale potrebbero essere dovuti a fattori patologici legati all’epilessia come malattia cronica piuttosto che essere l’effetto di AED di per sé» dichiarano Razaz e colleghi. Tali fattori correlati all’epilessia possono derivare da molte comorbidità epilettiche, come i disturbi autoimmuni, aggiungono.

«Pertanto, le donne con epilessia non dovrebbero essere avvertite di interrompere il loro trattamento, se ciò è clinicamente indicato» raccomandano, facendo notare che è stato dimostrato come l’effetto di controllo delle crisi epilettiche degli AED controbilanci gli effetti negativi del loro impiego.

Alcuni limiti della ricerca
Pur essendo molto approfondito e completo, sono stati evidenziati alcuni limiti dello studio, come la mancanza – tipica dei grandi studi di popolazione – di informazioni dettagliate circa la diagnosi e altre condizioni mediche, per cui donne codificate come epilettiche potrebbero avere avuto crisi dovute ad altre malattie, rendendo difficile tradurre il rischio globale in un rischio individuale per le gestanti.

Occorrerebbe quindi una combinazione con studi prospettici più piccoli. In tal senso, dovrebbero essere presto disponibili i risultati dello studio MONEAD (2) patrocinato dai National Institutes of Health che si prevede forniscano una valutazione prospettica del rischio degli AED, prendendo in considerazione vari fattori di epilessia.

fonte: https://www.pharmastar.it/news/neuro/epilessia-in-gravidanza-i-rischi-derivano-dalla-malattia-non-dagli-antiepilettici-24577

Lacosamide candidata come monoterapia di prima linea in pazienti adulti con epilessia di nuova diagnosi

Secondo uno studio pubblicato online su “Lancet Neurology”, il trattamento con lacosamide ha soddisfatto i criteri predefiniti di non inferiorità se posta a confronto con carbamazepina a rilascio controllato (carbamazepina-CR). Pertanto, secondo gli autori, lacosamide potrebbe essere utile come monoterapia di prima linea per i pazienti adulti con epilessia di nuova diagnosi.

«Sono necessarie ulteriori opzioni in monoterapia per trattare l'epilessia di nuova diagnosi nei soggetti adulti» affermano gli autori, coordinati da Michel Baulac, del Dipartimento di Neurologia dell’Hôpital de la Pitié-Salpêtrière di Parigi. «La selezione del primo farmaco antiepilettico è una delle decisioni più importanti per i pazienti con malattia di nuova diagnosi» sottolineano gli autori. «Dobbiamo scegliere un agente che sia insieme efficace, con buona tollerabilità, basso potenziale di interazioni farmacologiche, adattabile al profilo del paziente e alle sue comorbilità, in modo che si possa somministrare per molto tempo».

«L'epilessia è una malattia complessa multifattoriale e non tutti i pazienti risponderanno alle opzioni attualmente disponibili» proseguono. «Abbiamo pertanto valutato l'efficacia, la sicurezza e la tollerabilità di lacosamide come opzione in monoterapia di prima linea in questa popolazione di pazienti».

Il disegno dello studio a titolazioni progressive e periodi di stabilizzazione
In questo trial di fase 3, randomizzato, in doppio cieco, di non-inferiorità, pazienti provenienti da 185 centri di epilettologia o neurologia generale in Europa, Nord America e nella regione Asia-Pacifico, di età compresa =/> 16 anni e con epilessia di nuova diagnosi sono stati assegnati in modo randomizzato in rapporto 1: 1, tramite un codice generato via computer, a ricevere una monoterapia di lacosamide o carbamazepina-CR due volte al giorno.

I pazienti, ricercatori e il personale addetto alla sperimentazione erano ciechi rispetto all’assegnazione del trattamento. Da dosi iniziali di 100 mg/die di lacosamide o 200 mg/die di carbamazepina-CR, la titolazione al primo livello target di 200 mg/die e 400 mg/die, rispettivamente, ha avuto luogo nel giro di 2 settimane.

Dopo un periodo di stabilizzazione di 1 settimana, i pazienti sono entrati in un periodo di valutazione di 6 mesi. Se si verificava una crisi, la dose veniva titolata al successivo livello target (400 o 600 mg/die per lacosamide e 800 o 1.200 mg/die per carbamazepina-CR) lungo 2 settimane con un periodo di stabilizzazione di 1 settimana: poi il periodo di valutazione di 6 mesi ricominciava.

I pazienti che hanno completavano 6 mesi di trattamento ed erano rimasti liberi da crisi entravano in un periodo di mantenimento di 6 mesi con la stessa dose. L'outcome primario di efficacia era la quota di pazienti rimasti liberi da crisi epilettiche per 6 mesi consecutivi dopo la stabilizzazione all'ultima dose stabilita. I criteri di non inferiorità predefiniti erano una differenza assoluta del -12% e relativa del -20% tra i gruppi di trattamento.

L’analisi dei dati e i risultati
Il trial è stato condotto tra l’aprile del 2011 e l’agosto del 2015. Sono stati assegnati in modo casuale al trattamento un totale di 888 pazienti: 444 pazienti trattati con lacosamide e 442 con carbamazepina-CR sono stati inclusi nel set di analisi completa (coloro che avevano assunto almeno una dose del trattamento in studio), e 408 e 397 soggetti, rispettivamente, sono stati inclusi nel set per-protocol.

Nel set completo di analisi, 327 (74%) pazienti del gruppo lacosamide e 308 (70%) del gruppo carbamazepina-CR hanno completato 6 mesi di trattamento, senza convulsioni. La percentuale di pazienti nel set di analisi completo prevista a 6 mesi senza crisi secondo il metodo di Kaplan-Meier è stata del 90% in chi assumeva lacosamide e del 91% in chi assumeva carbamazepina-CR (differenza assoluta per trattamento: -1,3%; differenza relativa di trattamento: -6,0%). I risultati delle stime di Kaplan-Meier sono stati simili nel set per-protocol (92% e 93%; -1,3% e -5,7%).

Eventi avversi emergenti dal trattamento sono stati riportati in 328 (74%) pazienti trattati con lacosamide e 332 (75%) trattati con carbamazepina-CR. Il profilo degli eventi avversi (AE) è stato paragonabile a quello osservato nei precedenti studi lacosamide, tra cui vertigini, mal di testa, affaticamento, sonnolenza e nausea. In 32 (7%) pazienti trattati con lacosamide e 43 (10%) con carbamazepina-CR si sono rilevati severi eventi avversi emergenti dal trattamento e 47 (11%) e 69 (16%) arruolati, rispettivamente, hanno avuto eventi avversi emergenti che hanno portato alla sospensione del trattamento.

Lacosamide è stato approvata come terapia aggiuntiva per il trattamento delle crisi epilettiche parziali negli adulti con epilessia (età =/> 17 anni negli Stati Uniti, età =/> 16 anni nella UE) e negli USA anche in monoterapia. Nella UE lacosamide non è attualmente approvata per uso come monoterapia. All'inizio di quest'anno, UCB ha presentato i dati all'Agenzia europea per i medicinali (EMA) per estendere l'autorizzazione all'immissione in commercio di lacosamide con l’inclusione della monoterapia, sostenendo ulteriormente l'efficacia e la sicurezza di questo trattamento.

Giorgio Ottone

Baulac M, Rosenow F, Toledo M, et al. Efficacy, safety, and tolerability of lacosamide monotherapy versus controlled-release carbamazepine in patients with newly diagnosed epilepsy: a phase 3, randomised, double-blind, non-inferiority trial. Lancet Neurology, 2016 Nov 23. [Epub ahead of print]

Effetti avversi sul sistema nervoso centrale dei nuovi farmaci antiepilettici.

I Ricercatori dell’Unità di Neurologia dell’ospedale Piero Palagi di Firenze, hanno effettuato una revisione sistematica ed una meta-analisi dei più frequenti effetti avversi sul sistema nervoso centrale, dei nuovi farmaci antiepilettici.
I dati sono stati ottenuti da studi controllati, in doppio-cieco, add-on, condotti su pazienti adulti affetti da epilessia.

Sono stati identificati 36 studi.

Non è stato possibile effettuare la meta-analisi per l’Oxcarbazepina ( Tolep ) e per la Tiagabina ( Gabitril ), poiché per ciascun farmaco è stato individuato un solo studio clinico.

E’ emerso che il Gabapentin ( Neurontin ) era fortemente associato alla sonnolenza ( differenza dei rischi, RD=0.13 ) e alle vertigini ( RD=0.11 ); la Lamotrigina ( Lamictal ) era associata alle vertigini ( RD=0.11 ), all’atassia ( RD=0.12 ) e alla diplopia ( RD=0.12 ); il Levetiracetam ( Keppra ) era associato alla sonnolenza ( RD=0.06 ); il Pregabalin ( Lyrica ) alla sonnolenza ( RD=0.11 ), alle vertigini ( RD=0.22 ), all’atassia ( RD=0.10 ) e al senso di fatica ( RD=0.04 ); il Topiramato ( Topamax ) era associato alla sonnolenza ( RD=0.09 ), alle vertigini ( RD=0.06 ), al danneggiamento cognitivo ( RD=0.14 ) e alla fatica ( RD=0.06 ); la Zonisamide ( Zonegran ) era associata alla sonnolenza ( RD=0.6 ), alle vertigini ( RD=0.06 ).

Il confronto tra i farmaci non è stato possibile. Un evento avverso a livello del sistema nervoso centrale era significativamente più frequente per il Levetiracetam, due per la Zonisamide e per il Gabapentin, tre per la Lamotrigina, e quattro per il Pregabalin e il Topiramato. ( Xagena2008 )

Zaccara G et al, Seizure 2008

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